In breve

Nove notti: due a Tashkent all’arrivo, tre a Samarcanda, tre a Bukhara e l’ultima di nuovo a Tashkent prima del volo. Khiva resta fuori da questa versione perché costa due trasferimenti lunghi e almeno una notte in più.

Nove notti, tre città, due corse che contano. Il resto è margine.

Un itinerario di dieci giorni in Uzbekistan si giudica da come tratta i due trasferimenti lunghi: Tashkent–Samarcanda e Samarcanda–Bukhara. Se li metti nelle ore giuste, le giornate restanti restano intere. Se li scegli tardi, ogni città perde mezza giornata in stazione.

Perché Khiva resta fuori

Khiva è la città che quasi tutti vorrebbero aggiungere, ed è quella che costa più tempo. Sta all’estremità occidentale del paese, al margine dell’oasi di Khorezm vicino al deserto del Karakum, e il suo centro storico — Itchan Kala, cinto da mura — è patrimonio UNESCO dal 1990. Vale il viaggio: era l’ultima sosta delle carovane prima della traversata verso la Persia.

Ma da Tashkent, Samarcanda e Bukhara si raggiunge con un trasferimento lungo all’andata e uno al ritorno. In dieci giorni con volo da Tashkent, inserirla significa togliere una notte a Samarcanda o a Bukhara e passare due giornate in movimento. Il risultato è un itinerario che vede quattro città e non ne visita bene nessuna.

La soglia per reinserirla è dodici o tredici giorni. Sotto quella durata, la scelta migliore è dichiararla fuori e dedicare il tempo a tre città.

Notte Dove Cosa decide
1 Tashkent Arrivo e trasferimento in città
2 Tashkent Prima giornata piena
3 Samarcanda Treno del mattino
4 Samarcanda Città
5 Samarcanda Città
6 Bukhara Treno e trasferimento dalla stazione
7 Bukhara Città
8 Bukhara Città
9 Tashkent Rientro e ultima notte
10 — Volo

Tashkent: il giorno in cui non visiti niente

L’arrivo non è una giornata. Sbarco, controlli, cambio, trasferimento, check-in: se il volo atterra nel tardo pomeriggio, la prima sera si esaurisce così, e va bene. La seconda giornata è quella che conta.

Tashkent è la capitale e la usa come tale: viale Amir Timur, palazzi del potere sovietico, metropolitana monumentale, quartieri nuovi. Per un primo orientamento basta poco. Il mercato di Chorsu, sotto la cupola blu, è il posto dove si capisce cosa si mangia nel paese: spezie, frutta secca, pane, ceramiche e tessuti negli stalli. È un mercato che lavora, non una vetrina: la mattina è il momento in cui è più vivo.

Le due notti qui non sono un premio alla capitale. Sono un cuscinetto: servono a non far dipendere il primo treno dall’atterraggio.

Samarcanda: due giorni divisi dalla luce

Samarcanda si visita in due giornate se accetti di dividerle per luce e non per elenco.

Il Registan è il punto di partenza, e conviene entrarci all’apertura. La piazza ha tre madrase: quella di Ulugh Beg, la prima, ordinata nel 1417 quando intorno non c’era ancora un insieme; Sherdor e Tilla-Kori arrivarono due secoli più tardi e chiusero il complesso. La mattina presto la piazza è ampia e il sole la attraversa di lato: si cammina senza gruppi e si vede la decorazione prima che il calore la renda abbagliante.

Da lì si sale verso nord-est, dove stanno Bibi-Khanym e Shah-i-Zinda. La necropoli è una via stretta con undici mausolei costruiti uno dopo l’altro fra Trecento e Quattrocento, cupole azzurre che si susseguono; in fondo, trentasei gradini portano alla galleria. È il luogo che resta più impresso, e richiede tempo: non è un edificio da fotografare e lasciare.

Il rientro passa dal Gur-Emir, nella parte sud-occidentale della città, voluto all’inizio del Quattrocento: qui è sepolto Timur. La luce del tardo pomeriggio è il motivo per lasciarlo per ultimo, non un dettaglio romantico: la mattina l’interno è più affollato e la cupola si legge peggio.

Il giorno dopo resta a Samarcanda senza trasferimenti. Serve per tornare dove la prima visita è stata frettolosa, o per un museo, o per non fare nulla. Un itinerario che non prevede un giorno senza programma tende a trasformare ogni città in una lista da spuntare.

Bukhara: la città che si attraversa a piedi

Bukhara non ha bisogno di un piano di trasporti. Il centro storico si gira a piedi, e le due notti permettono di spezzare la visita invece di comprimerla.

La prima giornata segue l’asse che parte dall’Ark, la fortezza dei sovrani le cui strutture più antiche risalgono al IV–III secolo a.C., passa dalla moschea di Bolo-Hauz e arriva al complesso di Poi-Kalyan, dove il minareto, la moschea e la madrasa Miri-Arab stanno uno accanto all’altro. Da lì si prosegue verso le cupole commerciali, si attraversano i passaggi coperti, si incontra la madrasa di Ulugh Beg — costruita nel 1417 — e si finisce a Lyabi-Khauz, la piazza con la vasca all’ombra degli alberi, dove ci si siede a bere tè verde.

La seconda giornata è per le deviazioni: Chor-Minor tra le case del quartiere, il mausoleo samanide, e Sitorai Mokhi-Khosa, la residenza estiva dell’ultimo emiro, che sta fuori dal centro e richiede un’uscita a sé. Sono luoghi che non si trovano sul percorso principale e che, messi in fila con il resto, obbligherebbero a camminare il doppio.

Un dato pratico da mettere in conto prima di programmare il pomeriggio: la città vecchia dista circa dodici chilometri dalla stazione di Bukhara 1. Il tragitto fino all’alloggio fa parte della giornata, non è tempo recuperabile.

Il rientro e il volo

Il nono giorno è il più facile da sbagliare. Tra Bukhara e Tashkent il viaggio occupa mezza giornata, e al rientro si aggiunge il trasferimento dalla stazione all’alloggio. Non programmare visite per quel giorno, e non contare sul treno come se fosse un dettaglio della mattina.

Se la corsa che trovi parte presto, lascia libera la mattina; se parte più tardi, usa il tempo rimasto senza fissare appuntamenti difficili da spostare. La notte a Tashkent prima del volo serve proprio a questo: a separare il viaggio in treno dall’imbarco.

La variante da sette giorni

Con sette giorni la sequenza si comprime, non si allarga. Una notte a Tashkent, due a Samarcanda, due a Bukhara e una di nuovo a Tashkent prima della partenza: sei notti, settimo giorno in volo.

In questa versione il primo giorno dipende molto dall’orario di arrivo. Non attribuire automaticamente una giornata intera a Tashkent e non prenotare una visita prima di sapere quando sarai libero dal bagaglio. A Samarcanda e Bukhara organizza le visite attorno al tempo effettivo fra arrivo e partenza: il treno occupa anche il tempo necessario per raggiungere le stazioni.

In che ordine prenotare

Prima i treni, poi le camere, poi le visite che richiedono un appuntamento. Le vendite aprono fino a sessanta giorni prima, talvolta più tardi, e gli Afrosiyob possono esaurirsi presto dopo l’apertura. Se prenoti gli alloggi per primi, rischi che la corsa su cui poggiava il programma non abbia più posti.

Per le procedure di acquisto usa la guida ai biglietti dei treni; per i due trasferimenti, le pagine Tashkent–Samarcanda e Samarcanda–Bukhara.

Gli orari citati in questa pagina sono esempi pubblicati, non una garanzia per la tua data. Prima di pagare, controlla giorno di circolazione, stazione e disponibilità sul canale di vendita ufficiale. Per i requisiti di ingresso e la registrazione, la pagina pratica raccoglie quello che serve prima di partire.

9 notti
La sequenza baseIl decimo giorno è la partenza.
3
Città con almeno due nottiTashkent, Samarcanda, Bukhara.
60 giorni
Anticipo massimo di vendita dei treniTalvolta meno.

Come abbiamo verificato

Verificata
Ultimo controllo
2 novembre 2026
Revisione
in attesa di un revisore nominato
Fonti
35 riscontri su 6 affermazioni chiave

La proposta prevede due notti iniziali a Tashkent, tre a Samarcanda, tre a Bukhara e una finale a Tashkent; la variante ne prevede rispettivamente una, due, due e una.

Khiva è nel Khorezm occidentale, presso il margine dell’oasi e il deserto del Karakum.

Itchan Kala è il centro storico fortificato di Khiva, iscritto al patrimonio UNESCO nel 1990, e fu ultima sosta delle carovane prima del deserto verso la Persia.

I treni collegano Tashkent, Samarcanda, Bukhara e Khiva, con percorsi in entrambe le direzioni.

Tashkent è la capitale dell’Uzbekistan e possiede una metropolitana decorata.

Il bazar Chorsu ha una cupola blu e banchi con spezie, frutta secca, pane, ceramiche e tessuti.